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Home Breaking News

Fine della NATO?

by Andrea Marcigliano
2 Giugno 2024
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Press Conference by NATO Secretary General Jens Stoltenberg
(Foto: https://www.nato.int/cps/en/natohq/photos_225786.htm)

La NATO rIschIa l’estinzione?

La domanda non viene posta da un qualche simpatizzante della Russia e della politica di Putin, ma da Stephen Bryen , in un intervento su “Armi e armamenti” . E Bryen è quello che si definisce un “tecnico”. Un grande tecnico, visto che sotto la Presidenza Reagan fu Advisor ( vice) del Segretario alla Difesa . Fu proprio lui a progettare quello Scudo Spaziale che mise , di fatto, in ginocchio l’Unione Sovietica. Aprendo la strada all’obbligatorio tentativo di riforme di Gorbacev. E al, successivo, tracollo dell’URSS.

Ora, però, Bryen – che è anche Senior Fellow del “Nodo di Gordio” – appare realisticamente pessimista. Sull’andamento della guerra in Ucraina. E, forse ancora più, sul futuro della NATO.

Un pessimismo che si fonda, come dicevo, sulla realtà. Sui dati di fatto.

Kiev ha, ormai, carenza di uomini. Ne ha persi e ne continua a perdere troppi. Oltre 35.000 nel solo mese di maggio. Non sono rimpiazzabili con tentativi di coscrizione obbligatoria. Mancano truppe adeguatamente preparate e motivate. Tutti gli armamenti che i paesi NATO possono inviare , non bastano a compensare questo semplice dato di fatto.

Per altro, anche con il, minacciato, intervento diretto delle forze NATO , sarebbe ben difficile rovesciare la situazione.
L’unico esercito efficiente, il nerbo dell’Alleanza, è quello statunitense. Che, però, ha forze limitate . E, soprattutto, è una forza di intervento rapido. Non in grado di reggere un confronto di terra, una guerra convenzionale di posizione, con una grande armata terrestre come quella russa.

Certo, resta la superiorità aerea strategica. Ma anche quella rischia di venire a cadere davanti ai nuovi sistemi di difesa di Mosca. E, comunque, Bryan non la ritiene sufficiente per rovesciare le sorti del conflitto.

Il giudizio, però, non è solo tecnico. È anche, anzi soprattutto, politico. Bryen sottolinea come la politica dell’Amministrazione Biden , portata avanti da Segretario di Stati Blinken, sia stata avventuristica. E continui ad esserlo sempre più. Rendendo estremamente difficile una trattativa di pace con il Cremlino, che, a questo punto, sarebbe l’unica via d’uscita possibile.

Invece si cerca l’escalation militare. Con il permesso a Kiev di colpire con armi a lungo raggio il territorio russo. Permesso ipocrita, perché già da tempo l’esercito ucraino sta tentando di farlo, con scarsi risultati . Così come già da tempo sono operativi in Ucraina reparti di paesi NATO, sotto la falsa bandiera di consiglieri militari.

Sembra quasi, sottolinea Bryen, che si cerchi di arrivare ad una guerra totale. Una scelta dissennata, che già sta provando crepe nell’Alleanza Atlantica . Non solo l’Ungheria di Orban , ma ormai anche la Spagna e l’Italia cominciano a prendere, seppur cautamente, le distanze da questa politica troppo avventuristica. E rischiosa.

Il rischio principale è proprio questo . Che, progressivamente, alcuni paesi NATO, preoccuparti dalla prospettiva di un conflitto ai loro confini, comincino a distaccarsi dalla NATO. Cercando un “nuovo protettore” . Il che porterebbe l’Alleanza a disgregarsi.Sarebbe la Fine della NATO.

Andrea Marcigliano
Senior Fellow della Fondazione Nodo di Gordio

Tags: BlinkenCremlinoFONDAZIONE Nodo di GordiokievNATOSteven Bryen
Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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