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Home Breaking News

Un posto vacante e un nuovo candidato

by Redazione
13 Aprile 2023
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Il 10 marzo 2023 è avvenuto un evento unico nella storia delle relazioni diplomatiche: l’accordo tra Iran e Arabia Saudita mediato dalla Cina. 

La ripresa dei rapporti iraniano-saudita sta offrendo materiale interessante agli analisti geopolitici non solo perché i due attori principali sono due rivali storici, ma anche perché l’anello di congiunzione non sono gli USA. Il fatto è anomalo in primis perché Washington è un alleato storico di uno dei protagonisti, poi perché, come spiega Andrea Marcigliano alla classe di giornalismo del collegio Arcivescovile di Trento, è dai tempi di Theodore Roosevelt che gli Stati Uniti interferiscono in quell’area da loro stessi soprannominata “Medio Oriente”. Ma facciamo un passo indietro. Perché l’Iran e l’Arabia Saudita, due nemici storici, avrebbero deciso ora di stringersi la mano? Abdolrasool Divsallar, in un’intervista a Tempi, dichiara che “le ragioni che hanno spinto l’Arabia Saudita a raggiungere un accordo con l’Iran sono legate alle conseguenze devastanti di una crisi nella regione derivante da uno scontro tra Teheran e Israele”. Nello “storico feudo della famiglia Saud”, come lo definisce Marcigliano, vi è infatti un nuovo Primo ministro, Mohammad bin Salman, il quale già nel 2016 aveva presentato il programma Vision 2030. Il futuro erede al trono non è mai rimasto indifferente ai progetti di transizione energetica e vuole rendere l’economia dello Stato indipendente dalle esportazioni petrolifere. “Il programma di sviluppo Arabian Vision 2030 “- continua Divsallar- “implica una certa stabilità nella regione, quindi non avere problemi con i paesi vicini” ed è qui che l’accordo con Teheran diventa necessario. Dal 2015 lo Yemen è il campo di battaglia non solo di una sanguinosa guerra civile ma anche di una proxy war tra Iran e Arabia Saudita. “Non avere problemi con i paesi vicini” comporta, quindi, un allentamento delle tensioni con Teheran e la crisi in cui sta navigando quest’ultima ha sicuramente giovato all’obiettivo. 

Se la posizione dei due protagonisti è piuttosto chiara la domanda sul perché a congiungere le mani di Ali Shamkhani e Musaad bin Mohammed al-Aiban vi sia Wang Yi rimane. Dove sono finiti gli storici alleati americani? Marcigliano su questa questione non ha dubbi: in questa frattura un ruolo fondamentale l’ha giocato lo scontro tra Kiev e Mosca. All’inizio dell’invasione Washington ha imposto alle banche svizzere di bloccare e sequestrare i conti russi. L’interferenza americana non è passata inosservata agli occhi degli azionisti e gli gnomi di Zurigo hanno iniziato progressivamente a perdere ciò su cui si fonda la loro fortuna: la credibilità. Persa questa il crollo delle banche è inevitabile e infatti Credit Suisse, la seconda banca del paese, fallisce. Tra gli azionisti vi sono anche i sauditi che non accettano di buon grado gli strumenti di pressione geopolitica adottati da Washington. “È vero che i monarchi sauditi sono alleati degli americani” – afferma Marcigliano- “ma questi il dubbio che un giorno in America qualcuno decida che sia necessario creare una democrazia anche in Arabia lo hanno”, soprattutto a fronte del fatto che i sauditi sono di confessione wahhabita, una delle più rigide e intransigenti del mondo islamico. Il motivo della virata verso Pechino risulta perciò più chiaro. “La dottrina di cooperazione senza conflitti” di Xi Jinping viene percepita come un porto relativamente sicuro; la prima a ricavare vantaggi dalla pacificazione internazionale, infatti, è proprio la Cina che  necessita della stabilità nell’area medio-orientale da cui proviene il petrolio. 

Il National Post scrive che “l’accordo offre a tutte e tre le nazioni coinvolte la possibilità di dimostrare che è possibile risolvere i problemi senza l’impegno degli Stati Uniti”, ma cosa significa concretamente? L’impero americano sta iniziando a sgretolarsi? Posto che, come afferma Marcigliano, “le egemonie mondiali sono storicamente impossibili e la supremazia americana si fonda sul fatto che dal crollo dell’Unione Sovietica gli USA non hanno più un competitor come modello sociale, economico e culturale”, non è forse che il posto vacante lasciato dalla Russia abbia un nuovo candidato?

Beatrice Chizzola
Studentessa del Corso di Giornalismo extracurricolare organizzato dalla prof.ssa Giuseppina Coali e da Roberto Vivaldelli presso l’Arcivescovile di Trento

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: Arabia SauditacinaIran
Redazione

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Il "Nodo di Gordio" è un think tank di geopolitica ed economia internazionale, promosso da una équipe di diplomatici, docenti universitari, giornalisti ed analisti in numerose discipline (geopolitica, storia, economia, finanza, politica estera, studi militari, letteratura, arte, marketing, comunicazione e gestione della rete internet)

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