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Home In evidenza

Per l’Ucraina soluzioni politiche innovative

by Redazione
12 Marzo 2014
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Tra le posizioni sinora espresse a livello internazionale sulla questione della crisi ucraina, Il Nodo di Gordio ritiene di un certo interesse l’analisi di Nino Sergi di InterSos (organizzazione umanitaria che opera a favore delle popolazioni in pericolo, vittime di calamità naturali e di conflitti armati, fondata nel 1992) che rimetterebbe al centro dell’attenzione la politica estera italiana con una proposta innovativa, buona lettura …

Ukraine-Russia-EU-flags‘Con me o contro di me’. Non è più questa la logica politica nei rapporti internazionali, quella che nei secoli passati ha alimentato guerre calde e fredde, ma talvolta sembra ripresentarsi. La situazione esplosiva dell’Ucraina deve aiutarci a ripensare la politica internazionale e a fare un salto innovativo e qualitativo capace di affrontare e risolvere le tensioni in quei paesi-cerniera divisi all’interno e nei rapporti esterni. Il Gruppo di contatto o il G8, sperando che riescano a riunirsi, hanno un’opportunità straordinaria per dare al mondo una visione e un messaggio nuovi. Ma è necessario che, da subito, tutti i paesi che possono influire diano, reciprocamente, segnali di distensione. Avendo vissuto in prima linea i conflitti degli ultimi decenni, compreso quello jugoslavo, alcune linee di politica internazionale ci appaiono evidenti. Vogliamo esplicitarle, anche a rafforzamento della posizione italiana, chiaramente espressa dal ministro Mogherini, tesa al dialogo politico.

  1. La politica internazionale dovrebbe riuscire innanzitutto a concentrarsi sull’interesse del paese in difficoltà, l’Ucraina, in questo caso. Gli interessi europeo, russo, americano o degli altri paesi coinvolti, pur rimanendo il motore delle scelte politiche, dovrebbero rimanere sfumati quando si è alla ricerca di una soluzione, e soprattutto essere valutati non solo nell’immediato ma sulla lunga durata. Nell’immediato, gli interessi politici appaiono antitetici e inconciliabili e alimentano la crisi piuttosto che risolverla. Dalla logica contrastante del proprio interesse è necessario quindi passare alla logica dell’interesse del Paese in crisi e, in prospettiva, dell’interesse comune, data la profonda interdipendenza economica esistente tra Ue/Occidente e Russia.

  2. I paesi-cerniera, a cavallo tra due aree geopolitiche in competizione economica,  politica e culturale, dovrebbero essere accettati come sono, senza spingerli a scelte di campo, quando queste risultassero laceranti. L’Ucraina è molto più di un paese-cerniera, avendo un piede ad est e l’altro ad ovest, con una parte della popolazione schierata in questa duplice e contrapposta tensione. Un’attiva neutralità, più netta di quella finlandese che è spesso richiamata ma che risponde ad un diverso contesto, converrebbe certamente all’Ucraina, ma anche a tutti i paesi confinanti.

  3. Un’Ucraina non membro dell’Ue, né dell’Unione eurasiatica disegnata da Mosca, ma con una neutralità attiva riconosciuta, aperta cioè a rapporti politici, economici, culturali e ad accordi di ampio partenariato e di parziale associazione con entrambe le entità, potrebbe garantire la propria unità territoriale, la convivenza delle diverse nazionalità, il proprio sviluppo economico, insieme a quello culturale articolato e radicato nella storia e nei legami con aree sia russe che europee.

  4. Un’Ucraina neutrale e aperta a cooperazioni a trecentosessanta gradi potrebbe al contempo rappresentare un punto magnetizzante tra l’Ue/l’Occidente e la Russia, e potrebbe rafforzarne il rapporto politico e il percorso di fiducia reciproca. Il mondo globalizzato ci obbliga ad andare nella direzione di un rapporto rinnovato, con una visione nuova dei rapporti internazionali – in una certa misura ancora di potenza, ma basati sulla massima cooperazione – presupposto per ulteriori sviluppi economici e soprattutto per assicurare condizioni di pace in tutto il continente euro asiatico.

  5. Sono stati fatti molti errori in Ucraina, dagli ucraini, da parte europea/occidentale e da parte russa. In fondo sono gli errori che da sempre si ripetono nelle crisi a cui la comunità internazionale non ha saputo o voluto dare risposte convincenti, talvolta per distrazione o per mancanza di coraggio e lucidità politica, anche quando non sarebbe stato difficile intervenire diplomaticamente e politicamente al momento giusto. Nel mondo odierno, le crisi tendono a moltiplicarsi. Occorre quindi uno sforzo di creatività politica, che sappia ripensare le relazioni internazionali e sappia inventare e codificare nuove forme di convivenza tra Stati, tra regioni e tra alleanze. Non sembra essere nell’interesse dell’Ucraina un cammino di adesione all’Unione europea, né all’Unione euroasiatica. Mentre è interesse di tutti che l’Ucraina possa, mantenendo la sua integrità territoriale e la pluralità delle sue comunità, rimanere aperta a rapporti politici ed economici e ad alleanze con entrambe le Unioni, a partire dai paesi più vicini.

  L’Unione europea, e l’Italia in particolare, hanno la cultura politica per proporre forme nuove di convivenza pacifica, nell’attuale complessità del mondo, che non si basino sul ‘con me o contro di me’, sugli interessi immediati, né su minacce o sanzioni, talvolta inutili e perfino aggravanti, ma su principi nuovi che impediscano le ferite, le morti e le distruzioni che le crisi irrisolte normalmente producono. L’Ucraina è il banco di prova. Tutti sono alla ricerca di una via di uscita, ma occorrerà un forte convincimento e un deciso impegno da parte di tutti, perché il tempo a disposizione è davvero limitato.

Nino Sergi, organizzazione umanitaria Intersos

12.3.2014

Redazione

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Il "Nodo di Gordio" è un think tank di geopolitica ed economia internazionale, promosso da una équipe di diplomatici, docenti universitari, giornalisti ed analisti in numerose discipline (geopolitica, storia, economia, finanza, politica estera, studi militari, letteratura, arte, marketing, comunicazione e gestione della rete internet)

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