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Ancora caos nello Yemen

by Elvio Rotondo
31 Ottobre 2014
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Settimana di violenze a metà ottobre nello Yemen con attacchi suicida, dalla capitale Sana’a, a Buroom, località sulla regione costiera della provincia orientale di Hadramout, dove una persona si è fatta saltare in aria con un auto imbottita di esplosivo nei pressi di un campo dell’esercito. Mercoledì scorso i combattenti di al-Qaeda avevano attaccato edifici governativi della sicurezza di al-Bayda, nella parte meridionale dello Yemen, uccidendo almeno quattro soldati prima di essere respinti dalle forze della sicurezza. Al-Bayda è il capoluogo dell’omonima provincia, situata accanto alle province di Abyan e Shabwa, ed è stata a lungo la roccaforte del gruppo di AQAP “Al Qaeda nella Penisola Araba“. Gli aggressori avrebbero utilizzato armi e granate nell’assalto.

L’attacco è stato uno dei primi da parte del gruppo di AQAP, musulmani sunniti, da quando, alla fine del mese scorso, gli sciiti Houthis hanno preso il controllo della capitale Sana’a. Gli Houthis, provengono dalla parte settentrionale del paese, e prendono il nome dal fondatore, Hussein Badreddin Al Houthi, che nel 1994 decise di fondare una milizia tribale da contrapporre all’oppressione statale contro i musulmani zaidisti (una parte dell’Islam sciita). Secondo alcune fonti, tra cui il giornale “Yemen Times” e “Al Jazeera”, il gruppo riceverebbe aiuti dall’Iran che sfrutta i dissidi interni al paese in chiave antisaudita.

Dalla fine di agosto gli Houthis e i loro sostenitori hanno tenuto una serie di manifestazioni anti-governative nella capitale yemenita, organizzando campi e posti di blocco sulle strade principali a Sana’a e nelle vicinanze per limitare il movimento delle forze governative. Dai primi di settembre ci sono stati scontri tra gli Houthis e le forze governative nella zona e nella regione settentrionale di Al-Jawf. Dal 21 settembre, dopo un periodo di combattimenti che ha causato diverse centinaia di vittime, i ribelli Houthis sono in grado di controllare una serie di edifici governativi. Il Presidente yemenita Hadi e gli Houthis hanno firmato un accordo per porre fine a questa tensione. Al momento l’accordo non sembra ancora funzionare e la situazione nello Yemen rimane instabile con continui disordini e scontri violenti.

Yemen

In questi giorni, gli Houthis, hanno respinto la nomina da parte del Presidente Abd Rabbu Mansour Hadi di un nuovo Primo Ministro, Ahmed Awad bin Mubarak, suo ex braccio destro (che successivamente si è dimesso). Una mossa che ha minacciato di far deragliare l’accordo di pace mediato dalle Nazioni Unite che mirava a concludere la lotta che aveva causato la morte di molte persone. L’accordo richiederebbe ai ribelli di ritirarsi da Sana’a, occupata il mese scorso. Al momento gli Houthis sono ancora schierati nella capitale.

Nel frattempo, secondo il NYT, combattenti di “Al Qaeda nella Penisola Araba“ avrebbero attaccato diversi obiettivi tra cui l’edificio governativo e quello della sicurezza ad al-Bayda, nello Yemen meridionale, uccidendo almeno 4 soldati prima di essere respinti. Dal 2011, nello Yemen meridionale e orientale, l’AQAP e suoi alleati hanno organizzato frequenti attacchi e omicidi contro il governo e altri obiettivi, nonostante le numerose campagne militari delle forze yemenite per sradicare il gruppo dalle sue roccaforti rurali remote. Secondo un sito governativo britannico, il livello di minaccia del terrorismo è alto in tutto lo Yemen, con attacchi che diventano sempre più sofisticati.

La situazione del Paese resta instabile a causa delle spinte secessioniste del sud, (Stato indipendente fino al 1990), della presenza di Al-Qaeda nella Penisola Arabica, della presenza dei ribelli che si sono spinti fino alla capitale, oltre al rischio pirateria che le compagnie internazionali devono affrontare giornalmente nelle vicinanze della costa yemenita. Tutto ciò nonostante gli aiuti degli Stati Uniti che negli ultimi dieci anni hanno contribuito in modo massiccio. (Solo dall’inizio della transizione dello Yemen nel novembre 2011 l’assistenza USA per lo Yemen ha totalizzato più di $ 800 milioni).

Migliorare la stabilità nello Yemen è un obiettivo molto importante, non solo per la sicurezza del paese ma anche per gli interessi dei paesi occidentali e per quelli del Golfo, principalmente per la sua posizione strategica sullo stretto di Bab-el-Mandeb che collega il Mar Rosso con l’Oceano Indiano, punto di passaggio importante per le rotte marittime, tra le più attive nel mondo.

Elvio Rotondo

Country Analyst

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: ONUYemen
Elvio Rotondo

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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