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L’agenda di Lady Pesc

by Andrea Marcigliano
31 Agosto 2014
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La nomina di Federica Mogherini a Lady Pesc, più o meno una sorta di Ministro degli Esteri dell’Unione Europea, andrebbe valutata senza lasciare troppo spazio alle usuali considerazioni legate esclusivamente alla politica interna italiana e ai soliti, pervasività, interessi di bottega. E senza spendere, come in queste ore, fiumi di inutili parole sulla giovane eta del Ministro e sulla sua, maggiore o minore, competenza ed esperienza. Tutti temi capziosi, che lasciano il tempo che trovano e che, soprattutto, dimostrano la scarsa o peggio nulla comprensione dello scenario su cui questa nomina si staglia. Innanzi tutto, però, va compreso che l’appoggio alla candidatura della Mogherini venuto da Angela Merkel non ha, per una volta, nulla a che fare con le complicate trattative in corso per rivedere i parametri di stabilità di Bruxelles; insomma, non si tratta di un contentino dato a Renzi perché desista dalle richieste di carattere economico.

L’appoggio della Merkel è infatti venuto perché in questo momento gli interessi tedeschi in politica estera coincidono con quelli italiani. Coincidono, soprattutto, su quello che è il dossier più scottante sul tavolo: la questione Ucraina. Germania ed Italia sono infatti i due paesi che stanno subendo più danni dalla crescente tensione con Mosca, e non si possono permettere che tale tensione cresca ancora in modo esponenziale, con il rischio di toccare la cruciale questione delle forniture di gas e petrolio. Rischio grave per Roma, ma addirittura esiziale per Berlino. Così finalmente il Canceliere tedesco ha compreso che non era possibile continuare a fare dettare l’agenda della politica estera comunitaria da Polonia e Lituania, i due paesi che, dopo avere finanziato e aiutato le rivolte di piazza Maidan, stanno facendo di tutto, o quasi, per trascinare l’Europa in un aperto conflitto con La Russia. E non a caso l’alternativa alla Mogherini era rappresentata dal polacco Donaldson Tusk. Il peso della scelta tedesca di appoggiare la candidatura avanzata da Renzi ha, infine, convinto il titubante Hollande, fino a quel momento considerato vicino a polacchi e lituani.

Federica Mogherini - BELGIUM-EU-SUMMITIl compito della nuova Lady Pesc, dunque, sarà in primo luogo quello di cercare di stemperare, per quanto possibile, le tensioni con Mosca, e, soprattutto, di operare perchè l’embargo economico e le sanzioni reciproche non vadano ulteriormente inasprendosi. Allo stato delle cose infatti gli esportatori della Ue possono continuare ad eludere il blocco commerciale attraverso Bielorussia e Kazakhstan che, in forza dell’Unione Eurasiatica, non hanno barriere doganali che le separino dalla Russia. All’ultimo vertice a tre con gli alleati, Putin ha però invitato Minsk ed Astana a non favorire tale gioco, e a rispettare il diktat dell’embargo imposto da Mosca; l’impressione e che lo Zar parlasse a nuora perché suocera comprendesse: il messaggio era diretto non a Kazakistan e bielorussi, ma ai paesi della Ue, e stava a significare che Mosca ê disponibile ad una sorta di embargo selettivo. Rigido verso quei paesi che, come la Polonia, ritiene responsabili del conflitto ucraino, più morbido ed eludibile attraverso i corridoi dell’Unione Eurasiatica verso quelli più disponibili al dialogo. Come appunto Italia e Germania.

L’altro dossier scottante sulla scrivania della Mogherini è, ovviamente, rappresentato dall’urgenza di superare l’impasse della disastrosa operazione “Mare Nostrum” spingendo l’Unione Europea a farsi carico collettivamente del problema delle migrazioni di massa via Mediterraneo. Il che, però, implica un coinvolgimento diretto degli europei nella crisi libica. Senza stabilizzare la Libia è infatti impossibile porre un qualsiasi freno alla migrazione, e soprattutto riuscire in qualche modo a decantare il rischio, imminente, dell’esplosione di tutta l’Africa sub-sahariana e il disfacimento della cintura del Sahel. E ovviamente questo il dossier più arduo da affrontare, soprattutto per le resistenza delle Cancellerie dell’Europa settentrionale ad ogni coinvolgimento nelle tensioni del Mediterraneo, ed anche per il perdurare dell’atteggiamento ambiguo dell’Amministrazione statunitense.

Andrea Marcigliano

Senior Fellow de “Il Nodo di Gordio”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: Bielorussiafederica mogherinigermaniakazakhstanmare nostrumPESCRussiaunione eurasiatica
Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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