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La Guerra come vaccino

by Andrea Marcigliano
18 Aprile 2021
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Giochiamo a fare i preveggenti. Anche se non abbiamo la sfera di cristallo, e il nostro lavoro è altro. Non tirare a indovinare, ma analizzare i dati a disposizione. Però, proprio analizzando fatti e notizie, ci è venuta una sensazione strana. Quasi una sorta di visione del prossimo, forse immediato, futuro.
Dunque… Il Governo Draghi annuncia un piano di riaperture – graduali, per carità, e per molti versi ridicole – a partire dalle prossime settimane. Segnale, ancorché contraddittorio, di una minima volontà di uscire quanto prima da questo tunnel dell’emergenza artificialmente protratto per troppo tempo. E questo nonostante l’opposizione, e i deliri, di Speranza, del Cts, dei virologi da salotto. Segno di buona volontà? Illuminazione sulla via di Damasco? Turbolenze interne alla , pletorica, maggioranza? Tutto può essere. E il contrario di tutto.
Noi, però, vorremmo guardare a queste, miserevoli, vicende italiane, in un’ottica un po’ più lontana. In un contesto meno meschino e claustrofobico. Meno autoreferenziale.
Dunque. Notizia di queste ultime ore. A Minsk è stato sventato un progetto di colpo di Stato, che, ai primi di maggio – quindi dopodomani – avrebbe dovuto portare all’assassinio di Lukashenko e dei suoi figli, alla paralisi e dispersione delle forze a lui fedeli, alla instaurazione di un nuovo governo. Con l’immediata, ovvia, ricollocazione della Bielorussia nel complesso teatro delle alleanze internazionali. Come vedete, usiamo il presente indicativo. Non il condizionale. Perché la notizia è certa. Ad annunciarla l’FSB, il Servizio Segreto russo, con il suo omologo bielorusso KGB. Dietro a tale tentativo viene esplicitamente indicata la longa manus di “servizi di intelligence stranieri”. Quali non viene detto. Ma non ci vuole molta fantasia per capirlo.
Russia ed Iran stringono ancor di più i loro legami. Non solo in ambito economico, ma anche, anzi soprattutto in quello della difesa e della cooperazione militare. Altra notizia certa. Viene direttamente dal Ministro degli Esteri russo Lavrov, che, nei giorni scorsi, ha incontrato il suo collega iraniano.
L’ambasciatore statunitense è, intanto, stato invitato dal Ministero degli Esteri russo a lasciare Mosca. Ha, però, pubblicamente dichiarato che non si muoverà sino ad espulsione formale. Lascerà invece la Russia il Console ucraino a San Pietroburgo, fermato per “attività di spionaggio”. Espulsione che prelude, chiaramente, ad una aperta dichiarazione di guerra fra Mosca e Kiev.
Grandi movimenti di navi sia statunitensi che russe nell’area compresa fra Mediterraneo orientale e Mar Nero. Erdoğan sta diventando l’arbitro di un traffico sempre più intenso. E pericoloso.
LA NATO sta, di fatto, ritirando sempre più contingenti di truppe dall’Afghanistan. Il loro dislocamento sul confine russo – ucraino appare solo questione di giorni. La Gran Bretagna ha già iniziato, spostando aerei da guerra in Romania. Anche in Siria e Libia si stanno prefigurando scenari di escalation dei conflitti armati. 
Pechino si muove con molta cautela. La preoccupazioni dei Signori della Città Proibita è che un dilatarsi del confronto Washington – Mosca possa tagliare le due arterie vitali del commercio cinese. La Via della Seta 2.0 e il Nobile Filo di Perle, la via marittima che va dal Kar Cinese Meridionale al Mediterraneo, passando per gli snodi fondamentali di Suez.
A questo punto la domanda sembra essere non se vi sarà conflitto, bensì con che tipo di conflitto ci dovremo misurare. Ovvero se il confronto Washington – Mosca sarà solo una “Proxy War”, limitata ad un teatro, l’Ucraina e aree limitrofe , o se, come molti temono, si dilaterà a macchia d’olio. Coinvolgendo, per lo meno, Medio Oriente e Nord Africa. 
Evidente che, a questo punto, la narrazione della Pandemia come priorità assoluta non regge più. E che le priorità cominciano ad essere altre. Per qualsiasi governo. Anche per uno totalmente inetto e preoccupato solo di allontanare lo spettro delle elezioni. Per altro, in stato di guerra, i cimenti elettorali vengono normalmente sospesi. Dunque, la fine dell’emergenza Covid potrebbe essere davvero vicina. Una guerra mondiale è sempre un’ottima cura…il vaccino più efficace. 


Andrea Marcigliano
Senior Fellow think tank “Il Nodo di Gordio”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: guerravaccino
Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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