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L’operazione francese “Barkhane” in Niger

by Elvio Rotondo
30 Gennaio 2015
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In risposta alla presenza sempre più minacciosa delle milizie islamiche nella regione del Sahel, la Francia nel luglio 2014 ha lanciato l’operazione “Barkhane”. La Forza composta da circa 3.000 soldati, elicotteri, aerei da trasporto e da combattimento, droni e veicoli blindati, opera con la partnership di 5 paesi della regione: Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, e ha due obiettivi: combattere la minaccia terroristica a livello regionale e in secondo luogo, contribuire al rafforzamento della capacità degli organi di sicurezza degli Stati del Sahel. La principale minaccia terroristica nella regione è determinata da gruppi come al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Ansar al-Dine e altri. La missione francese tende inoltre a salvaguardare i risultati conseguiti con l’operazione “Serval”, (l’intervento della Francia nella guerra civile del Mali 2012-2013). Il Quartier Generale dell’operazione è dislocato nella capitale del Ciad, N’Djamena, mentre una base regionale è a Gao (Mali), una base delle forze speciali è nella capitale del Burkina Faso, Ouagandougou e una base dell’Intelligence è a Niamey, capitale del Niger.

Attualmente i francesi stanno costruendo la seconda base militare in Niger, a Madame, un avamposto nel deserto, situato sulla rotta tradizionale, usata in passato dalle carovane di cammelli, quasi alle porte della Libia, proprio sul percorso utilizzato dagli jihadisti e dai contrabbandieri di armi per raggiungere il nord del Mali e del Niger. Nella base si troverebbero circa 200 soldati impegnati nei lavori di costruzione. Una delle preoccupazioni per la stabilità della regione viene dalla Libia, dove la precarietà politica e la guerra civile rappresentano enormi problemi per tutti i paesi confinanti e non. Oggi nel paese ci sono due governi rivali entrambi supportati da una serie di milizie che si scontrano ovunque, oltre ad estremisti nella parte orientale del paese che avrebbero promesso fedeltà al gruppo Stato Islamico (IS).

niger

Nei primi giorni del mese di gennaio, il Presidente francese Francois Hollande aveva esortato le Nazioni Unite ad intervenire per arginare la crescente violenza in Libia e il transito di armi proveniente dal paese nordafricano destinato a gruppi militanti in tutta la regione del Sahel. La Forza, secondo quanto riportato dal Ministero della Difesa francese, nel dicembre scorso, ha condotto diverse operazioni nel nord del Mali con azioni combinate, terrestri e aeree, effettuando ricognizioni su punti di interesse che hanno permesso di individuare nascondigli con grandi scorte di armi, migliaia di munizioni ed esplosivi, nonché laboratori per l’assemblaggio di IED (Improvised Explosive Device).

Nel Paese sono presenti anche soldati USA e una missione europea (EUCAP). Gli americani, circa 120, operano in una base fuori dalla capitale Niamey con alcuni droni da ricognizione per la sorveglianza. Mentre gli esperti europei (circa 50) sono presenti, dal 2012, con una missione di supporto e addestramento delle forze di sicurezza del Niger (EUCAP). Sono dispiegati in modo permanente a Niamey.

Solo alcuni giorni fa, la presenza francese nei paesi del Sahel ha causato rabbia e scatenato molte reazioni violente tra la popolazione a causa dei noti fatti di Parigi e ha proseguito in tutto il mondo musulmano e naturalmente il Niger non ha fatto eccezione. Le proteste di massa hanno riguardato Zinder – la seconda città del Niger – con saccheggi di tre chiese e un incendio doloso al Centro Culturale Francese della città. Nella capitale del paese, Niamey, l’apprensione è stata così forte che le autorità hanno deciso di utilizzare 100 poliziotti antisommossa per la protezione della cattedrale della città.

La Francia oltre a contribuire alla lotta contro il terrorismo e al miglioramento della sicurezza nel Sahel protegge i propri interessi nella regione. Il Niger rappresenta per i francesi, dal punto di vista strategico, un interesse sicuramente non trascurabile non solo per il gasdotto che dovrebbe entrare in funzione nel 2015 (nuovo gasdotto transahariano che porterà il gas della Nigeria in Algeria via Niger, rendendolo accessibile all’Europa attraverso i gasdotti di collegamento con Italia e Spagna) ma anche per la presenza di uranio. Il Niger è il quarto produttore mondiale e contribuisce per il 7,5% della produzione mondiale e la società francese nucleare Areva ha l’autorità su i due giacimenti primari. Il 75% dell’elettricità francese è generato dal nucleare e buona parte dell’uranio necessario proviene dal Niger.

 

Elvio Rotondo

Country Analyst

Tags: Al QuaedaenergiajihadismoNiger
Elvio Rotondo

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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