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Taiwan – il vento minaccioso che soffia da Pechino

by Elvio Rotondo
15 Febbraio 2019
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Taiwan11

Nei giorni scorsi, durante un’audizione al Senato americano, il capo del Comando Indo-Pacifico, ammiraglio Philip Davidson, ha espresso preoccupazione per la presenza delle forze navali cinesi nello Stretto di Taiwan e sulla riluttanza di Pechino a rinunciare all’uso della forza per l’unificazione dell’isola con la Cina.

Davidson ha detto che Stati Uniti e Taiwan condividono i valori comuni di libertà, democrazia ed economia liberale e il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto. Ha ribadito che gli Stati Uniti mantengono un solido sostegno non ufficiale a Taiwan in conformità con il Taiwan Relations Act e i Three Communiques firmati tra Stati Uniti e Cina.

Pechino continua a limitare e isolare economicamente Taiwan nell’arena internazionale, ha aggiuntoDavidson. Il governo cinese tenta di limitare la partecipazione di Taiwan in ambito internazionale, costringe gli alleati internazionali a tagliare i legami e spinge le imprese a rimuovere i riferimenti a Taiwan da siti Web e pubblicazioni.

Il leader cinese Xi Jinping, nel suo discorso di Capodanno, ha riaffermato che la Cina non s’impegna a rinunciare all’uso della forza e mantiene il diritto di utilizzare tutte le misure necessarie per assicurare l’unificazione con l’isola. Nel suo discorso del 2 gennaio scorso, Xi aveva ipotizzato l’applicazione  del principio“un paese, due sistemi”(che vige ad Hong Kong e Macao) in base al quale Taiwan accetterebbe la sovranità della Cina continentale, pur essendo autorizzata a mantenere i propri sistemi economici e legali.

L’interesse di lunga data di Pechino sulla riunificazione di Taiwan con la terraferma e lo scoraggiare qualsiasi tentativo da parte di Taiwan di dichiarare l’indipendenza è stato uno dei motivi della modernizzazione militare della Cina. La percezione di Pechino che le forze straniere possano, in qualche modo, intervenire nello scenario di Taiwan ha portato il PLA (Esercito Popolare di Liberazione) a sviluppare una serie di sistemi per dissuadere e negare la proiezione di forze regionali straniere.

La Cina ha intensificato le missioni dell’aviazione intorno a Taiwan e ha ripetutamente navigato con la portaerei, Liaoning, attraverso lo Stretto di Taiwan. Secondo il ministero della Difesa taiwanese, nell’ultimo anno, l’aeronautica cinese avrebbe effettuato circa 16 esercitazioni nelle vicinanze di Taiwan e la minaccia militare cinese sarebbe cresciuta di giorno in giorno.

Taiwan si trova a circa 180 km dalla Cina, tra il Mar Cinese Orientale e il Mar Cinese Meridionale, separata dalla costa cinese dallo Stretto di Formosa. L’isola, conosciuta anche con il nome di Formosa dato dai portoghesi attorno alla metà del XVI secolo, conta circa 23 milioni di abitanti, di cui 2,7 milioni risiedono nella capitale, Taipei. Cina e Taiwan sono separate dal 1949 dopo che i nazionalisti di Chiang Kai-shek abbandonarono la terraferma in seguito alla guerra civile. Taiwan era sfuggita alla conquista di tutto il territorio cinese con la “lunga marcia” guidata da Mao Zedong in quanto era stato impossibile occuparla.

A Washington, nel mese di gennaio scorso, il Pentagono ha pubblicato un nuovo rapporto che evidenzia le preoccupazioni degli Stati Uniti sulla crescente potenza militare della Cina, soprattutto nei riguardi di un possibile attacco contro Taiwan. La Cina starebbe diventando sempre più fiduciosa dei progressi nel settore della difesa, principalmente sull’ammodernamento delle attrezzature e tecnologie militari con una revisione delle modalità di formazione e sviluppo delle truppe. Secondo alcuni analisti, Pechino potrebbe facilmente lanciare missili su Taiwan, ma non avrebbe ancora la capacità militare di invadere con successo l’isola. La Cina ha messo in guardia gli Stati Uniti da ulteriori rafforzamenti dei legami militari con Taiwan. Sotto la guida del presidente Donald Trump, gli Stati Uniti hanno adottato misure incrementali per rafforzare i legami con l’isola, comprese le vendite di armi e i contatti aggiornati tra i funzionari.

Washington è il principale fornitore di equipaggiamenti militari stranieri all’isola-Stato, che starebbe premendo per la fornitura di equipaggiamenti più avanzati. Alla fine del mese di settembre 2018, il Dipartimento di Stato avrebbe approvato la vendita a Taiwan di pezzi di ricambio per aerei F-16 e altri aerei militari per il valore di 330 milioni di dollari. Nel giugno 2017, gli Stati Uniti avevano accettato di vendere missili, siluri e un sistema di early warning a Taiwan per la cifra di 1,4 miliardi di dollari.

Gli Stati Uniti hanno aumentato il supporto militare a Taiwan. Il presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha promesso di aumentare le spese militari per difendere la sovranità dell’isola di fronte alla crescente determinazione della Cina nella regione.

Il rapporto del Pentagono rileva inoltre che l’esercito cinese ha ” adottato una versione più offensiva”del suo concetto strategico storico di “difesa attiva”,che sfrutta munizioni guidate di precisione con una gittata più lunga – principalmente missili balistici e da crociera – per mantenere un potenziale nemico il più lontano possibile dalle aree costiere che sono economicamente in rapido sviluppo, combattendo un conflitto “senza contatto”.

Secondo il rapporto del pentagono, “la strategia è radicata nel concetto che non appena Pechino stabilisca che un avversario abbia danneggiato o intenda danneggiare gli interessi della Cina a livello strategico, sarà giustificata nel rispondere “difensivamente” a livello operativo o tattico, anche se l’avversario non ha ancora condotto operazioni militari offensive”.

Le tensioni tra Cina e Stati Uniti sono aumentate sul fronte militare ed economico. Trump ha imposto aumenti tariffari fino al 25% su 250 miliardi di dollari d’importazioni cinesi a seguito di denunce di comportamenti da parte di Pechino volti a sottrarre o sollecitare le aziende a cedere tecnologie. Xi ha risposto imponendo sanzioni su $ 110 miliardi di beni americani. Lo scorso anno il Pentagono ha revocato l’invito alla Cina ad un importante esercitazione multinazionale del Pacifico, citando la militarizzazione di Pechino nelle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale.

 

 

Elvio Rotondo

Country Analyst de “Il Nodo di Gordio”

Tags: cinaStati UnitiTaiwan
Elvio Rotondo

Elvio Rotondo

Nato a Cassino il 16 dicembre 1961, militare in congedo, laureato in scienze organizzative e gestionali presso l’Università degli studi La Tuscia di Viterbo, si è arruolato nell’Esercito Italiano nel 1978 prestando servizio in diversi reparti sul territorio nazionale. Nel corso della carriera militare si è occupato prevalentemente di Guerra Elettronica, di Intelligence e di Cooperazione Civile-Militare. Ha prestato servizio inoltre presso l’Ambasciata d’Italia di Seoul (Ufficio dell’Addetto Militare) e in ambito multinazionale presso il Multinational Cimic Group. Tra i molti corsi previsti per il proprio incarico, ha frequentato: NATO Intelligence Course, NATO Open Source Intel Course, NATO Intel Analyst Course, NATO Tactical CIMIC Course. È conoscitore della lingua inglese, russa, persiano farsi. In ambito internazionale ha preso parte alle operazioni NATO nei Balcani. Nel 2014 è stato collocato nella riserva. Collabora con il Think Tank Il Nodo di Gordio dal 2013 in qualità di Country Analyst. Autore del Blog 38esimoparallelo.com. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su: “Il Giornale.it. “Affari Internazionali”; “Geopolitical Review”; “L’Opinione”; “Geopolitica.info”; “Analisi Difesa”.

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