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India e Pakistan verso il disgelo?

by Redazione
8 Aprile 2020
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Il 2015 sembra essere un anno davvero ricco di sviluppi sul piano delle relazioni internazionali. Il vertice congiunto BRICS-SCO organizzato nella cittadina russa di Ufa pare promettere importanti cambiamenti dal punto di vista di un ordine mondiale multipolare e decisamente meno eurocentrico. Oltre ad un’agenda ricchissima di argomenti ufficiali, che spaziano dalla cooperazione economica alla sicurezza, e al numero di Paesi partecipanti, questo summit è stato un’ottima occasione per incontri più informali; uno fra tutti quello tra il Primo ministro indiano Narendra Modi e il suo omologo pakistano Nawaz Sharif. Per entrambi i Paesi è stata inoltre avviata la procedura di adesione all’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO) che da semplici osservatori potrebbero diventare in breve tempo membri a tutti gli effetti.

Sicuramente l’entrare a far parte in maniera paritaria di un’organizzazione regionale di tale importanza può aver mosso il premier pakistano a fare la prima mossa verso il disgelo con il vicino indiano; Sharif ha infatti rinnovato l’invito, accettato da Modi, per il 2016 al summit Saarc (South Asian Association for Regional Cooperation) che si terrà ad Islamabad.

UFA, RUSSIA - JULY 10:  In this handout image supplied by Host Photo Agency / RIA Novosti, Prime Minister of the Republic of India Narendra Modi at a BRICS leaders expanded meeting during the BRICS/SCO Summits - Russia 2015 on July 10, 2015 in Ufa, Russia. (Photo by Alexander Vilf / Host Photo Agency/Ria Novosti via Getty Images)
UFA, RUSSIA – JULY 10: In this handout image supplied by Host Photo Agency / RIA Novosti, Prime Minister of the Republic of India Narendra Modi at a BRICS leaders expanded meeting during the BRICS/SCO Summits – Russia 2015 on July 10, 2015 in Ufa, Russia. (Photo by Alexander Vilf / Host Photo Agency/Ria Novosti via Getty Images)

Le due nazioni, sin dalla loro nascita, hanno avuto relazioni ostili (se non direttamente bellicose) soprattutto a causa del conteso territorio del Kashmir. La rivalità per questa regione ha causato svariate guerre: nello stesso 1947 (anno della nascita dei due stati), nel 1965, nel 1971 (dal conflitto nacque l’odierno Bangladesh che fino ad allora era Pakistan Orientale) e nel 1999.

I rapporti, se non normalizzati, potevano essere definiti stabili all’inizio del nuovo millennio, ma con gli attentati di matrice islamica a Mombai nel 2008 la tensione è salita nuovamente. Per Nuova Delhi, infatti, il Pakistan è stata la base degli attentatori ed Islamabad non avrebbe fatto nulla di concreto per indagare sui terroristi. Ajmal Kasab, l’unico superstite del commando, avrebbe inoltre confessato di aver ricevuto aiuti dall’ISI, l’agenzia di Intelligence pakistana e la stessa mente degli attentati, Zaki-ur Rehman Lakhvi, arrestato in Pakistan dopo i tragici eventi, sarebbe stato rilasciato su cauzione dal tribunale competente.

Sicuramente i precedenti tra i due paesi non fanno auspicare a grandi progressi nelle relazioni bilaterali, soprattutto se andiamo a vedere le biografie dei due capi di stato: uno, Sharif, musulmano sunnita con forti simpatie wahabite e stretti legami in Arabia Saudita; l’altro, Modi, leader emergente del nazionalismo indù, non proprio due anime gemelle.

Volendo essere ottimisti potremmo immaginare alcune ragioni per le quali ad entrambi i leader converrebbe questo clima di disgelo. In Pakistan i militari hanno sempre avuto un potere non trascurabile sui governi civili e lo stesso attuale primo ministro venne deposto da un colpo di stato militare nel 1999 e mandato in esilio in Arabia Saudita fino al 2007. Degno di nota sarebbe anche il recente emendamento alla costituzione che ha conferito ai tribunali militari giurisdizione sui casi di terrorismo (senza possibilità di appello in caso di condanna). Dialogare su argomenti scottanti come la sicurezza e i confini contesi potrebbe mettere il governo civile lontano da eventuali derive militari mai sopite nelle forze armate. Dall’altro lato Modi può dar prova di lungimiranza a voler imboccare la strada del dialogo sempre in un’ottica di cooperazione antiterroristica, stendendo la mano al vicino musulmano potrebbe anche dimostrare di essere il Premier di tutti gli indiani, compresa la minoranza musulmana che nel suo paese arriva quasi al 15% della popolazione.

Per concludere, la distensione tra questi due antichi rivali asiatici potrebbe rivelarsi effimera; tuttavia la futura adesione di entrambi allo SCO potrebbe diventare un ottimo inizio per future relazioni bilaterali improntate su di un nuovo paradigma; considerando che lo scopo principe dell’Organizzazione è quello di combattere i “tre grandi mali”, ossia terrorismo, separatismo ed estremismo: tre mali che in effetti affliggono le relazioni tra i due Paesi, fossilizzati proprio su di una questione territoriale, quella del Kashmir, che li coinvolge tutti e tre.

 

Gianluca Padovan
Laureato in Scienze Politiche,
esperto di problematiche russe,
iraniane ed asiatiche in genere

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Tags: Indianarenda modiPakistanShangai Cooperation Organization
Redazione

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Il "Nodo di Gordio" è un think tank di geopolitica ed economia internazionale, promosso da una équipe di diplomatici, docenti universitari, giornalisti ed analisti in numerose discipline (geopolitica, storia, economia, finanza, politica estera, studi militari, letteratura, arte, marketing, comunicazione e gestione della rete internet)

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