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Home Breaking News

Il futuro della Siria. La nuova geografia del Mediterraneo

by Andrea Marcigliano
22 Marzo 2020
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La carta geografica del Mediterraneo sta venendo ridisegnata. A nostra insaputa. O meglio mentre il nostro governo sembra preoccuparsi esclusivamente dell’orario di apertura dei supermercati e dei pericolosi sovversivi che praticano jogging.

Intanto, in Siria e Libia altri stanno giocando una partita che sarà determinante per i futuri assetti geopolitici della regione mediterranea. Con pesanti ricadute sul futuro economico. Il massiccio intervento turco in Siria è stato frenato dal volto di pietra di Putin. Che sta costringendo Erdogan a più miti consigli. Ovvero ad una trattativa. Anche perché la Turchia, in questo particolare frangente, non può permettersi uno scontro diretto con Mosca. Né politico, né tanto meno militare. Troppo difficili i rapporti con Washington. Troppo incerto l’appoggio di Trump, che sta chiaramente optando per una relazione preferenziale con Riad, la rivale di Ankara per la leadership nel mondo sunnita. E poi l’industria turca ha vitale bisogno vitale del gas e del petrolio russo.

Certo, Erdogan non può semplicemente ritirarsi dalla Siria con le pive nel sacco. Ne andrebbe della sua, già incrinata, immagine di leader forte. E poi c’è la piaga, storica, della questione curda. Più facile, quindi, che si vada ad una spartizione delle aree di influenza. Due Sirie, de facto anche se non de jure. Una ad Assad, sotto l’ombrello di Mosca. Una sotto il controllo di Ankara. Parigi, Londra, persino la lontana Berlino cercano di inserirsi nel gioco. La Siria è geopoliticamente strategica. Ed è sempre stata un mercato importante. Destinato a diventarlo ancor più quando, finalmente, comincerà la ricostruzione dopo questi dieci anni di guerra.

Un tempo l’Italia era un partner importante per Damasco. La politica mediorientale dei Craxi e degli Andreotti aveva portato copiosi frutti.

Ma ora siamo completamente assenti. Le notevoli conoscenze e competenze della nostra diplomazia giacciono inutilizzate per assenza di guida politica.
E in Libia, come vedremo prossimamente, va ancor peggio. Si dirà: noi abbiamo il coronavirus. Anche gli altri. La pandemia è fenomeno mondiale. Ma siamo gli unici a non fare più politica estera. Ci costerà caro. Molto.

Andrea Marcigliano
Senior fellow think tank “Il Nodo di Gordio”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Tags: mediterraneosiria
Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

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