• it Italiano
  • Chi siamo
    • Think Tank
    • Board
  • Siti Amici
    • Afrofocus
    • Orsam
    • CNR
    • Revue Conflits
    • L’Opinione
    • Friedman Institute
    • IF Magazine
    • Festival Nazionale
    • Osce
    • Wikiamericas
    • Oltrepanto
    • European Parliament
sabato, Aprile 18, 2026
NEWSLETTER
Il Nodo di Gordio
  • BREAKING NEWS
  • GLOBAL GORDIAN OUTLOOK
  • DIALOGHI MEDITERRANEI
  • EVENTI
  • SALA STAMPA
  • PUBBLICAZIONI
    • RIVISTA
    • PAPER
    • MONOGRAFIE
No Result
View All Result
  • BREAKING NEWS
  • GLOBAL GORDIAN OUTLOOK
  • DIALOGHI MEDITERRANEI
  • EVENTI
  • SALA STAMPA
  • PUBBLICAZIONI
    • RIVISTA
    • PAPER
    • MONOGRAFIE
Il Nodo di Gordio
Home Asia Centrale e Caucaso

Caucaso: il giardino dei sentieri che si biforcano

by Redazione
22 Giugno 2011
0
SHARES
633
VIEWS
Condividi su FacebookCondividi su TwitterCondividi su Linkedin

Di Andrea Marcigliano

Nello scenario geopolitico mondiale, il Caucaso rappresenta l’autentico “giardino dei sentieri che si biforcano” di borghesiana ascendenza. E’ terra di ambiguità, dove tutte le realtà presentano due (o più) facce, dove le contraddizioni e gli interessi contrastanti sembrano essere condannati a convivere in un groviglio impossibile da sbrogliare. E’ la scena per eccellenza del Grande Gioco, su cui si affacciano tutte le potenze, grandi o piccole, i cui interessi convergono in quello scacchiere cruciale. E questa “ambiguità” si traduce, inevitabilmente, in politiche e strategie complesse, sovente contraddittorie. L’offensiva del terrorismo islamico-fondamentalista in Cecenia e nelle repubbliche limitrofe del Caucaso russo sembra destinata a provocare un sostanziale riavvicinamento tra Mosca e Washington. In effetti, Vladimir Putin che aveva osteggiato l’”intervento preventivo” degli stati Uniti in Iraq, appare oggi alquanto più disponibile verso gli americani, e portato ad appoggiare i tentativi di George W. Bush di “internazionalizzare” la questione irakena, attraverso una Conferenza che sancisca il principio della “guerra globale al terrorismo”. E’ un’idea che a Putin non può non piacere, avendo sempre egli cercato di presentare il conflitto armato in Cecenia non come una guerra tra potenza imperialista, la Russia, e irredentismo locale, bensì come un aspetto del conflitto generale contro l’avanzata dell’estremismo islamico. Interpretazione che il Cremlino ha stentato, però, sino ad oggi ad imporre all’opinione pubblica mondiale, e soprattutto alle principali Cancellerie d’Occidente, sospettose di fronte a quella che appare ai più come una ripresa della strategia imperiale di Mosca. Ovvero della strategia di controllo dell’intero Caucaso che era stata degli Zar prima e dei Soviet poi. Per Putin si presenta, dunque, oggi, un’occasione storica. I tragici fatti di Beslan hanno , inevitabilmente, presentato agli occhi del mondo l’orrore di un’offensiva terroristica che è stata, automaticamente, paragonata all’11 settembre di New York. La Russia non è apparsa più come la potenza imperialistica che opprime la libertà dei ceceni, ma come un paese “occidentale” oggetto dell’attacco indiscriminato del nuovo “nemico globale”. La rapidità con cui Bush – e con lui il Premier israeliano Sharon– ha manifestato solidarietà a Putin, offrendogli su un piatto d’argento la proposta di un’alleanza “forte” contro il terrorismo islamista, è il segno tangibile di un quadro internazionale in rapido mutamento. Mosca sembra avere oggi un crescente interesse ad allentare i rapporti con Parigi e Berlino, ad incrinare se non proprio infrangere quello che era stato “l’asse del no” all’intervento militare in Iraq; e a passare, parallelamente, ad un rapporto privilegiato con Washington, nuovo alleato in una strategia globale, nella quale, finalmente, anche la questione cecena potrebbe venire inserita a pieno titolo.

Il Caucaso, dunque, sembra destinato ad unire, o per lo meno a far convergere momentaneamente, le politiche del Cremlino e della  Casa Bianca. E tuttavia sempre il Caucaso rappresenta  – come già si è accennato in precedenza – la potenziale area di conflitto tra Russia ed USA. Perché duplice è l’interesse di Mosca: da un lato internazionalizzare sì la questione cecena come un aspetto dell’offensiva terroristica mondiale; ma dall’altro ribadire con decisione il concetto che il Caucaso è, e resta, il suo “giardino di casa”. Lo “spazio vitale” al cui controllo Putin non può e non vuole rinunciare in alcun modo. Tant’è che, parallelamente all’offensiva diplomatica conseguente ai “fatti” di Beslan, Mosca ha enunciato con chiarezza una sua propria versione della cosiddetta “guerra preventiva”. E, come hanno sottolineato alcuni commentatori, ha riciclato la Dottrina Monroe in “salsa caucasica”. Lo ha fatto per bocca del generale Jury Baluyevsky, nuovo capo di Stato Maggiore russo che ha dichiarato esplicitamente la volontà di “compiere tutte le azioni necessarie per liquidare le basi del terrorismo in qualunque regione del mondo”. Non può sfuggire come questa dichiarazione – ed altre sullo stesso tono – richiami da vicino quelle, ad esempio, dell’establishment di Washington all’indomani dell’11 settembre: il diritto all’uso del first strike teorizzato dal sottosegretario alla Difesa Wolfowitz. A tutta prima altro elemento che sembrerebbe destinato ad avvicinare le politiche di Mosca e Washington; e non a caso Putin sta manifestando una sempre maggior “comprensione” per le ragioni che hanno condotto george W. Bush in Iraq. E tuttavia non è possibile non vedere come primo oggetto di un – eventuale e, al contempo, probabile – attacco preventivo russo contro il terrorismo sarebbe la Georgia. Proprio quella Repubblica di Georgia che, resasi indipendente da Mosca nel ’91, è oggi il punto di riferimento della politica caucasica statunitense. Quella Georgia per il cui territori passano tre dei quattro oleodotti che convogliano verso occidente il petrolio a partire dalla base di Baku nel Caspio azero; uno dei quali trova il suo sbocco nel porto georgiano di Adzaristan, mentre gli altri due proseguono attraverso la Turchia.

Questi tre oleodotti “georgiani” – il quarto passa attraverso il Daghestan e la Cecenia, per inoltrarsi, poi, in territorio russo – sono ritenuti strategici dagli strateghi ed economisti statunitensi. Che puntano proprio sul petrolio del Caspio per procedere alla differenziazione del rifornimento energetico e svincolarsi, quindi, dalla pesante ipoteca saudita. Ma Mosca ha con la Georgia molte ragioni di attrito, a partire dalla rivendicazione della provincia dell’Adzaristan, la cui indipendenza da Tbilisi sembra venire fomentata dallo stesso Cremlino, intenzionato ad impedire che le risorse energetiche della regione sfuggano al suo controllo strategico. Ma ragione ancor più appariscente di conflitto è rappresentata dal fatto che i servizi d’informazione russi hanno da tempo identificato territori georgiani come base di partenza e/o collegamento logistico dei gruppi terroristi ceceni. In particolare le Gole di Pankisi – nominalmente sotto la sovranità georgiana, di fatto controllate dal clan (islamico) di Ghellayev, di origine cecena – rappresentano una importante retrovia del terrorismo. Qui sembra abbiano sede, infatti, numerosi campi di addestramento dei guerriglieri; e sempre attraverso il Pankisi passano i gruppi armati ed i rifornimenti che sostengono gli indipendentisti ceceni di Maskhadov e i terroristi islamici di Basayev.

Un intervento di Mosca nella zona, non potrebbe, quindi, non avere conseguenze sul piano internazionale. Anche perché ben difficilmente Putin potrebbe accontentarsi di un’operazione chirurgica nel Pankisi – tentativi precedenti in questa direzione essendo già falliti – e dovrebbe/potrebbe cogliere l’occasione per riaffermare l’autorità – o, per lo meno, il “protettorato” – russa su tutta la Georgia. Il che costringerebbe Washington ad una complessa rinegoziazione di tutti gli equilibri dell’area caucasica e, in particolare, del problema del controllo degli oleodotti. Problema reso in prospettiva ancor più spinoso dall’affacciarsi sulla scena di un altro potenziale “giocatore concorrente”: la Cina. Il Governo di Pechino, infatti, da tempo guarda con sempre maggior attenzione alle terre comprese tra l’Asia Centrale ed il Caucaso, che hanno il loro fulcro nel Mar Caspio. Ed anche qui lo fa, inevitabilmente, per due ragioni distinte. Da un lato la Cina ha il problema di una crescita dei movimenti indipendentisti uiguri nella provincia occidentale dello Xinjang. Movimenti che, da originariamente, “etnici” stanno progressivamente assumendo caratteri “religiosi”, gli uiguri di religione islamica venendo finanziati dall’internazionale wahhabita e infiltrati dalla rete jihadista. Lo Xinjang, infatti, sembra rientrare nel disegno di un Grande Califfato esteso dal Medio-Oriente al Caucaso e sino all’Asia centrale che è l’obiettivo della strategia di molti gruppi collegati fra loro da un rete di rapporti  (Al Quaeda?), da una comune ideologia fondamentalista ( il wahhabismo o la tradizione salafita) nonché dall’ambizione di costruire una nuova potenza globale islamica , attraverso il controllo delle principali vie del petrolio. Il che permetterebbe al “Califfato” di puntare letteralmente il coltello alla gola del “nemico” occidentale. Ma un tale “controllo” risulterebbe disastroso anche per la crescita dell’economia cinese, che, tra l’altro si trova di fronte alla necessità impellente di aumentare le proprie importazioni di petrolio e, al contempo, di differenziare le fonti da cui le acquista.

La Cina ha “sete”: una crescita annua del PIL intorno al 9% necessita di un costante aumento dell’approvigionamento energetico. Ed oggi come oggi Pechino dipende in gran parte da Mosca e dal petrolio sudanese. Troppo insicuro ed incerto l’avvenire del Sudan; troppo rischiosa una dipendenza esclusiva da Mosca, soprattutto oggi che Putin ha ricondotto le grandi Compagnie russe sotto il controllo politico del Cremlino. Annientando, di fatto, la Yukos, che era il principale partner dei cinesi. A questo punto il petrolio del Caspio diventa un obiettivo cui il governo di Pechino non può non mirare. Il che, però, comporta un crescente ingerirsi nelle questioni delle repubbliche centro asiatiche e dello stesso Caucaso. Un’ingerenza di cui i recenti “Trattati di Shangai” e, soprattutto, gli accordi bilaterali con il Kazakhistan rappresentano solo il primo (evidente) passo. Anche qui vediamo, in prospettiva, riproporsi una situazione rapporti non molto dissimile da quella in essere tra Mosca e Washington. Pechino, nel prossimo futuro, dovrà, da un lato, convergere con russi e statunitensi nella lotta contro il “nemico globale”, il terrorismo e, soprattutto, la minaccia di un Califfato Islamico. Ma dall’altro lato i suoi interessi strategici – geopolitici e geoeconomici – potrebbero portarla a confliggere tanto con Mosca, quanto con Washington per il controllo delle “rotte” petrolifere del Caspio. Una situazione che presenta, dunque, in prospettiva un groviglio di varianti, per ora, almeno, inestricabili. E’ il groviglio del Caucaso. L’essenza stessa del Grande Gioco.

Tags: caucasoMosca
Redazione

Redazione

Il "Nodo di Gordio" è un think tank di geopolitica ed economia internazionale, promosso da una équipe di diplomatici, docenti universitari, giornalisti ed analisti in numerose discipline (geopolitica, storia, economia, finanza, politica estera, studi militari, letteratura, arte, marketing, comunicazione e gestione della rete internet)

Articoli Correlati

ECONOMIA E POLITICA NELLA VISITA DEL PRESIDENTE KAZAKO A ROMA
Asia Centrale e Caucaso

ECONOMIA E POLITICA NELLA VISITA DEL PRESIDENTE KAZAKO A ROMA

21 Gennaio 2024
Baku Process-Contribution to the Global Multiculturalism
Asia Centrale e Caucaso

Baku Process-Contribution to the Global Multiculturalism

5 Novembre 2016
shanyrak kazakhstan
Asia Centrale e Caucaso

Experimenting with Multiculturalism and Globalization

3 Luglio 2015
La Turchia di Erdogan non si arrende
Asia Centrale e Caucaso

La Turchia di Erdogan non si arrende

1 Luglio 2015
curdi in festa
Asia Centrale e Caucaso

I curdi sgambettano Erdogan

8 Giugno 2015
Turchia al voto con interesse ma senza tensioni
Asia Centrale e Caucaso

Turchia al voto con interesse ma senza tensioni

7 Giugno 2015
Next Post
La crisi del Mediterraneo e la vocazione dell’Italia

La crisi del Mediterraneo e la vocazione dell’Italia

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I agree to the Terms & Conditions and Privacy Policy.

Ultime News

Il vecchio e il nuovo – Electomagazine 17.04.2026
Sala Stampa

Il vecchio e il nuovo – Electomagazine 17.04.2026

by Andrea Marcigliano
17 Aprile 2026
0

Continuiamo a ragionare, di politica internazionale, con categorie vecchie. Inutili e incapaci di spiegare la realtà che ci circonda. Ungheria....

Il fronte interno – Electomagazine 16.04.2026

Il fronte interno – Electomagazine 16.04.2026

16 Aprile 2026
Enigma Trump – Electomagazine 15.04.2026

Enigma Trump – Electomagazine 15.04.2026

15 Aprile 2026
Addio ad Orbàn – Electomagazine 14.04.2026

Addio ad Orbàn – Electomagazine 14.04.2026

14 Aprile 2026
Iran, Lanzalone-Somigli: “La chiusura di Hormuz come i Dardanelli nel 1915, Europa e Italia contribuiscano a missione USA”

Iran, Lanzalone-Somigli: “La chiusura di Hormuz come i Dardanelli nel 1915, Europa e Italia contribuiscano a missione USA”

14 Aprile 2026
La diplomazia nello Stretto – Electomagazine 13.04.2026

La diplomazia nello Stretto – Electomagazine 13.04.2026

13 Aprile 2026
Il Nodo di Gordio

Newsletter

LE PIU IMPORTANTI NOTIZIE DI GEOPOLITICA E GLI EVENTI MONDIALI

Iscriviti alla nostra mailing list e riceverai tutti gli aggiornamenti

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

Il Nodo di Gordio

  • Disclaimer
  • Abbonamento
  • Termini d’uso
  • Board
  • Abbonamento
  • Contattaci

Chi siamo

Il "Nodo di Gordio" è un think tank di geopolitica ed economia internazionale, promosso da una équipe di diplomatici, docenti universitari, giornalisti ed analisti in numerose discipline (geopolitica, storia, economia, finanza, politica estera, studi militari, letteratura, arte, marketing, comunicazione e gestione della rete internet)

© 2020 - Nodo di Gordio - Privacy Policy | Cookie Policy

No Result
View All Result
  • BREAKING NEWS
  • GLOBAL GORDIAN OUTLOOK
  • DIALOGHI MEDITERRANEI
  • EVENTI
  • SALA STAMPA
  • ABBONAMENTO
  • CHI SIAMO
    • THINK TANK
    • BOARD
    • ABBONAMENTO
  • PUBBLICAZIONI
    • RIVISTA
    • PAPER
    • MONOGRAFIE
  • NEWSLETTER
  • Italiano

© 2020 - Nodo di Gordio - Privacy Policy | Cookie Policy

This website uses cookies. By continuing to use this website you are giving consent to cookies being used. Visit our Privacy and Cookie Policy.