• it Italiano
  • Chi siamo
    • Think Tank
    • Board
  • Siti Amici
    • Afrofocus
    • Orsam
    • CNR
    • Revue Conflits
    • L’Opinione
    • Friedman Institute
    • IF Magazine
    • Festival Nazionale
    • Osce
    • Wikiamericas
    • Oltrepanto
    • European Parliament
sabato, Aprile 18, 2026
NEWSLETTER
Il Nodo di Gordio
  • BREAKING NEWS
  • GLOBAL GORDIAN OUTLOOK
  • DIALOGHI MEDITERRANEI
  • EVENTI
  • SALA STAMPA
  • PUBBLICAZIONI
    • RIVISTA
    • PAPER
    • MONOGRAFIE
No Result
View All Result
  • BREAKING NEWS
  • GLOBAL GORDIAN OUTLOOK
  • DIALOGHI MEDITERRANEI
  • EVENTI
  • SALA STAMPA
  • PUBBLICAZIONI
    • RIVISTA
    • PAPER
    • MONOGRAFIE
Il Nodo di Gordio
Home In evidenza

Chi ha paura di Ankara? Scenari geopolitici dietro l’offensiva dei terroristi curdi

by Andrea Marcigliano
26 Ottobre 2011
0
SHARES
54
VIEWS
Condividi su FacebookCondividi su TwitterCondividi su Linkedin

 

Il recente raid dei guerriglieri peshmerga del PKK – il Partito Comunista Curdo – che ha causato morti e feriti non solo fra i militari delle basi attaccate, ma anche fra la popolazione civile turca, appare, ad un’attenta disamina, un segnale estremamente preoccupante. Preoccupante non solo per Ankara, che vede improvvisamente riaccendersi un conflitto da tempo sopito e che, sotto molti punti di vista, sembrava avviato verso una (possibile) ricomposizione politica, ma anche, e forse soprattutto, per tutta la vasta regione compresa fra il Medio Oriente e l’area del Golfo Persico. Regione cruciale, tanto dal punto di vista geopolitico che da quello economico, per gli equilibri di tutto il Great Middle East, ovvero la “dorsale” che va dal confine indo-pakistano sino al Maghreb nord-africano. Ed è interessante rilevare come questo improvviso e particolarmente cruento risveglio dell’indipendentismo curdo in territorio turco si stagli sullo sfondo di una scena regionale – e al contempo internazionale – in rapida metamorfosi. Una scena nella quale la Turchia sta, rapidamente, assumendo un ruolo ed un peso per molti versi inusuale.

Inusuale, per lo meno, sulla scena internazionale dell’ultimo secolo, ché, per altro, la strategia portata avanti dal governo di Erdogan e delineata dal suo Ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, è, sotto molti aspetti, una rilettura del ruolo geopolitico “naturale” della Turchia, ovvero il costituire il baricentro di un sistema di equilibri tra Mediterraneo Orientale, Maghreb, Balcani, Caucaso e Golfo Persico. Ruolo che trovò la sua massima incarnazione politica nella lunga stagione della Sublime Porta, e che oggi la nuova élite di Ankara tende ad interpretare attraverso la tessitura di una fitta rete di relazioni diplomatiche ed economiche, finendo così con il presentarsi come naturale forza di mediazione e decantazione per le molte tensioni che gravano pericolosamente su questo complesso quadrante geo-politico.

Un ruolo che ha rappresentato uno scarto rispetto a quello assunto dalla Turchia nel secondo ‘900 di pilastro della NATO, in stretta osservanza dell’alleanza con Washington. Non sarebbe, però, corretto parlare di una rottura fra Ankara e l’Alleanza Atlantica; piuttosto della presa d’atto che, dopo la fine della Guerra Fredda, la veste di “guardiano” dei confini orientali del Mediterraneo era, ormai, un abito vecchio, per altro troppo stretto  per le ambizioni della nuova Turchia. Ambizioni concretamente fondate su una crescita economica, sociale e culturale che ne ha fatto, in breve, una delle più interessanti realtà sulla scena internazionale.

A questa esigenza interna della Turchia di disegnarsi un nuovo ruolo geopolitico, si sono, poi, aggiunti due fattori exogeni. In primo luogo l’ottuso rifiuto dell’Unione Europea di ammettere Ankara nel proprio ambito; rifiuto dettato, prevalentemente, dagli interessi particolari di Berlino e Parigi. In seconda istanza, la politica di Washington in Iraq che, soprattutto con l’avvento dell’Amministrazione Obama, sembra sempre più propensa a favorire nel nord del paese la costituzione di uno Stato Curdo indipendente. Cosa che non poteva non preoccupare Ankara, per gli inevitabili riflessi nel suo territorio nazionale.

Riflessi resi crudamente palesi dagli accadimenti di queste ultime settimane. Infatti i raid dei peshmerga del PKK sono partiti dal Kurdistan irakeno, dove i guerriglieri hanno i loro “santuari” con la connivenza del governo autonomo regionale e il sostanziale placet di Baghdad.

Ed è, come dicevamo, interessante notare – al di là di ogni dietrologia – come questo sia accaduto in un momento delicato per tutta la scena regionale, con Ankara particolarmente attiva – e quindi anche esposta – su vari fronti diplomatici. Fronti che ci limitiamo, qui, a  ricordare con un breve elenco.

  • La crisi siriana e, in senso, più lato, di tutti i limitrofi paesi arabi del Golfo, dove Ankara sta sempre più cominciando a rivestire un ruolo di Grande Protettore dei popoli arabi – soprattutto sunniti – contro la repressione dei diversi regimi. Posizione che ha portato la Turchia alla tensione con Damasco e a raffreddare le sue relazioni con Teheran.

  • La questione palestinese – da leggere, appunto, nella chiave della Turchia come mediatrice e Grande protettore – che non solo ha congelato i rapporti con Israele, ma sta anche incidendo  negativamente sui rapporti bilaterali con Washington.

  • La questione dello sfruttamento dei giacimenti di gas naturale prossimi a Cipro, che vede Ankara schierata a difesa dei diritti dei turco-ciprioti contro le pretese della Cipro greca spalleggiata dall’Unione Europea e, secondo alcune fonti, anche da interessi israeliani e statunitensi.

  • La crisi libica, dove la Turchia – che, scientemente, non ha partecipato alla guerra mossa dalla Nato – sembra vocata ad un importante ruolo di mediazione nell’intricato groviglio di conflitti tribali, etnici e politici che potrebbero trascinare il paese maghrebino in una situazione di perenne guerra civile. Un ruolo importantissimo, che però potrebbe dare molto fastidio alle potenze, in particolare Francia e Gran Bretagna, che si ritengono – avendo finanziato, appoggiato e preparato la rivolta contro Gheddafi – in diritto di “spartirsi le spoglie” della Libia.

 

Come dicevamo, un elenco breve e, forzatamente, sommario. E tuttavia sufficiente per indurci a riflettere su cosa potrebbe muoversi a monte del riaccendersi cruento dell’indipendentismo curdo.

Andrea Marcigliano

Senior Fellow

Tags: kurdistanNATOpkk
Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano

Andrea Marcigliano è nato a Mestre-Venezia il 28-12-1957. Saggista e scrittore da anni collabora a giornali e riviste culturali, occupandosi (prevalentemente) di filosofia politica e scenari geo-politici internazionali. Accanto a questo mantiene vivi i suoi interessi più squisitamente letterari e filosofici, visti gli ormai antichi studi di Lettere Classiche – a Trieste, con laurea in Storia delle Religioni – ed il fatto che insegna Italiano e Latino nel Liceo. Saggista e scrittore, ha pubblicato “Segni del Tempo”, “I figli di Don Chisciotte”, “Ritorno ad Atene”, “Il suicidio della Destra” (e-book); ha collaborato a numerosi volumi di studi, tra i quali ama ricordare “Ezra Pound perforatore di roccia”, “Jünger cioè il coraggio”; “Ideario europeo”, “Studi su Fernando Pessoa”. Suoi scritti sono apparsi in inglese, russo, spagnolo, portoghese, turco, azero e kazako. È Senior fellow del think Tank di Studi Geopolitici “Il Nodo di Gordio”, e collabora all’omonima rivista ed al Web Magazine. Per il Centro studi “Vox Populi” ha già collaborato ai volumi: “Imperi delle Steppe”, “Porte d’Eurasia”, “La profondità strategica nel pensiero di Ahmet Davutoglu”, “Viandanti fra due mondi”, “Da Bajkonur alle stelle. Il Grande Gioco nello spazio”, “La chiesa apostolica Albana” e, con Ermanno Visintainer scritto a quattro mani “L’Aquila nel Sole”, di cui è in corso di pubblicazione l’edizione russa. Vive a Roma.

Articoli Correlati

Iran, Lanzalone-Somigli: “La chiusura di Hormuz come i Dardanelli nel 1915, Europa e Italia contribuiscano a missione USA”
In evidenza

Iran, Lanzalone-Somigli: “La chiusura di Hormuz come i Dardanelli nel 1915, Europa e Italia contribuiscano a missione USA”

14 Aprile 2026
Intervista a Daniele Lazzeri – Next Economy 02.03.2026
Breaking News

Intervista a Daniele Lazzeri – Next Economy 02.03.2026

2 Marzo 2026
Ciao Guargua!
Breaking News

Ciao Guargua!

5 Gennaio 2026
Imperialismo americano nuovamente in Sudamerica
Breaking News

Imperialismo americano nuovamente in Sudamerica

3 Gennaio 2026
L’Ambasciatore Marsili: “bene il governo sugli asset russi”. E sulla UE: “da Trump una sveglia positiva” – Insideover 17.12.2025
In evidenza

L’Ambasciatore Marsili: “bene il governo sugli asset russi”. E sulla UE: “da Trump una sveglia positiva” – Insideover 17.12.2025

17 Dicembre 2025
MORTA UN’EUROPA SE NE FA UN’ALTRA
Breaking News

MORTA UN’EUROPA SE NE FA UN’ALTRA

16 Ottobre 2025
Next Post

I nostri 60 milioni di mandolini contro un’Europa senz’anima

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I agree to the Terms & Conditions and Privacy Policy.

Ultime News

Il sonno europeo – Electomagazine 18.04.2026
Sala Stampa

Il sonno europeo – Electomagazine 18.04.2026

by Andrea Marcigliano
18 Aprile 2026
0

Dunque…. Martedì scorso, Sergei Lavrov, il ministro degli esteri russo, è volato a Pechino. Per incontrare il suo omologo cinese....

Il vecchio e il nuovo – Electomagazine 17.04.2026

Il vecchio e il nuovo – Electomagazine 17.04.2026

17 Aprile 2026
Il fronte interno – Electomagazine 16.04.2026

Il fronte interno – Electomagazine 16.04.2026

16 Aprile 2026
Enigma Trump – Electomagazine 15.04.2026

Enigma Trump – Electomagazine 15.04.2026

15 Aprile 2026
Addio ad Orbàn – Electomagazine 14.04.2026

Addio ad Orbàn – Electomagazine 14.04.2026

14 Aprile 2026
Iran, Lanzalone-Somigli: “La chiusura di Hormuz come i Dardanelli nel 1915, Europa e Italia contribuiscano a missione USA”

Iran, Lanzalone-Somigli: “La chiusura di Hormuz come i Dardanelli nel 1915, Europa e Italia contribuiscano a missione USA”

14 Aprile 2026
Il Nodo di Gordio

Newsletter

LE PIU IMPORTANTI NOTIZIE DI GEOPOLITICA E GLI EVENTI MONDIALI

Iscriviti alla nostra mailing list e riceverai tutti gli aggiornamenti

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

Il Nodo di Gordio

  • Disclaimer
  • Abbonamento
  • Termini d’uso
  • Board
  • Abbonamento
  • Contattaci

Chi siamo

Il "Nodo di Gordio" è un think tank di geopolitica ed economia internazionale, promosso da una équipe di diplomatici, docenti universitari, giornalisti ed analisti in numerose discipline (geopolitica, storia, economia, finanza, politica estera, studi militari, letteratura, arte, marketing, comunicazione e gestione della rete internet)

© 2020 - Nodo di Gordio - Privacy Policy | Cookie Policy

No Result
View All Result
  • BREAKING NEWS
  • GLOBAL GORDIAN OUTLOOK
  • DIALOGHI MEDITERRANEI
  • EVENTI
  • SALA STAMPA
  • ABBONAMENTO
  • CHI SIAMO
    • THINK TANK
    • BOARD
    • ABBONAMENTO
  • PUBBLICAZIONI
    • RIVISTA
    • PAPER
    • MONOGRAFIE
  • NEWSLETTER
  • Italiano

© 2020 - Nodo di Gordio - Privacy Policy | Cookie Policy

This website uses cookies. By continuing to use this website you are giving consent to cookies being used. Visit our Privacy and Cookie Policy.