
Milano, 6 nov. – “Gli Stati Uniti affrontano un delicato passaggio storico e geopolitico”, dichiarano Luca Alfredo Lanzalone e Lorenzo Somigli. “La difesa del primato globale e la proiezione di una linea assertiva in politica internazionale, cardini di quella visione strategica che ridefinisce i rapporti commerciali e di sicurezza, generano inevitabilmente dinamiche complesse sul terreno della politica interna”.
Secondo gli autori, i riscontri delle urne offrono “la misura plastica di questa frizione”. Nei test di metà mandato il quadro istituzionale ha registrato “un profondo rimpasto”, con i democratici capaci di conquistare la maggioranza sia alla Camera sia al Senato.
A incidere sugli equilibri, ben oltre la politica estera, è la gestione amministrativa quotidiana. Sconfitta dopo sconfitta, a pesare sul voto del GOP sono stati anche due fattori interni determinanti: “la qualità dei candidati e la gestione dell’immigrazione”. Sull’onda della vittoria presidenziale di Trump, nel partito si è diffusa la convinzione “di poter eleggere chiunque”, spingendo in campo profili spesso “mediocri” e legati più agli slogan che alle proposte. Sul fronte migratorio, l’azione dell’ICE “ha finito per trascendere gli obiettivi originari contro le gang”, traducendosi in rastrellamenti di irregolari incensurati e integrati da decenni, con pesanti contraccolpi di manodopera in settori chiave come edilizia e agricoltura.
“I contraccolpi interni non rappresentano una deviazione, ma il campo di prova naturale dell’America First e della Dottrina Donroe”, dichiarano gli autori. “Le politiche tariffarie e le misure di tutela industriale interagiscono necessariamente con la dinamica dei prezzi”.
Da un lato, proseguono, “i dati ufficiali restituiscono l’immagine di un’economia solida, che resterà il centro globale”, con un Pil al 3,4% che certifica la robustezza dell’apparato produttivo, merito anche delle misure Trump. Dall’altro, però, “liquidare il malcontento agitando i numeri da record è un errore politico”.
Ridurre il consenso alla sola tenuta di Wall Street significa ignorare la Main Street: l’aumento del costo della vita e le difficoltà quotidiane non si dissolvono di fronte a una crescita slegata dalla percezione reale del benessere. “Il cittadino misura gli effetti delle strategie non sulla geopolitica, ma direttamente sul carrello della spesa e sul costo dell’energia”, spiegano Lanzalone e Somigli. “E ciò ancor di più in un Paese business-oriented come gli Stati Uniti”.
“È profondamente riduttivo ritenere che i trionfi finanziari o la retorica della potenza globale – per quanto attualmente coronata da successi – possano sterilizzare il disagio sociale”, concludono gli autori. Nei test di metà mandato si conferma l’ago della bilancia per chi governa: al di là delle letture ideologiche, negli Stati Uniti il voto premia o punisce una dinamica profondamente economica e utilitaristica.
Luca Alfredo Lanzalone è avvocato e manager internazionale; Lorenzo Somigli è giornalista e direttore de La Firenze che Vorrei. Sono autori del saggio “The Donroe Doctrine. Dalla National Security Strategy alla geopolitica in azione di Donald Trump” (Angolazioni Editore, 2026).
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